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Il Ristoro Primavera

Updated: May 22

(L'italiano è sotto le immagini)

The Ristoro Primavera is a restaurant in a neighboring town that employs individuals with Down Syndrome and serves amazing food. (Images below) The restaurant is organized by the AGBD (Associazione Genitori Bambini Down), an association for kids and adults with down syndrome that live in our area. I found their restaurant through my dear friend and Italian tutor, Cristina. She took me there for lunch and I knew right away I wanted to do this project. I spent about 8 hours making photos of their restaurant, their relationships, and their work environment. I was blown away by the feeling I had there of love and acceptance for each other and for everyone who enters, as well as the way you seem to forget your troubles and become absorbed in the experience of the place.

The cook, Angela, is not only an incredible cook, but also somehow capable of managing the complexity of teaching the staff basic skills and staying attentive to their needs and emotions while simultaneously preparing meals at light speed for the entire restaurant. She reminds me a mother. It seems like that's exactly what she is for this place.

If Angela's the mother, Sara's the big sister. She's responsible for the dining room--meaning she plays both host, server, and manager of the dining area, while guiding and teaching the staff as well. She keeps tabs on all of the customers as well as the servers. She instructs them, sends them on errands, comes with them to the table when they need help, and overall maintains constant supervision. The dishwasher, though her name escapes me, plays her part as well in helping the staff to carry out their jobs and keep the restaurant running.

The staff, though I only met a handful of them, were some of the most loving and joyous individuals I've met. I felt quite attached to them by the end of my first lunch segment there, and was honored to receive plenty of hugs and high fives by way of goodbyes.

Though they all immediately took up a little place in my heart, I fell instantly for Adriano. He's quiet, doesn't say much, and when he does, it's not easy to understand him, especially when your Italian comprehension is limited. But I admired his dedication to his work, his no-nonsense, no-complaints attitude, his unexpected huge smiles that exploded onto his face when he found something funny, his way of following Sara around and mimicking her posture, his knowledge of what needed to be done, his repeated exclamations of "Povera figlia!!!" about his beloved coworker Sara, and most of all his exuberant hugs.

I can't wait to go back. They're opening up again next week and I couldn't be more excited to take my family.

I was THRILLED and so honored to have some of these images, as well as an image of me, published in La Stampa, a major Italian newspaper last Saturday, with a story about me and my work and my experience at the restaurant. I'm so happy especially that my first newspaper publication was about such a beautiful place with an important mission.

Below the images here, I'll include my story I wrote in Italian about the restaurant, for anyone interested.



Il Ristoro Primavera, un ristorante gestito da AGBD (Associazione genitori bambini Down) di Arona, è un posto dove puoi trovare una famiglia di lavoratori piena di gioia e amore. Da subito, appena si entra, si percepisce un’atmosfera serena e leggera.

Jonathan, il cameriere, arriva al tuo tavolo e ti chiede cosa vuoi da bere. Si vede subito che c’è qualcosa di diverso in lui, non è il tipico cameriere; ma non si tratta solo del suo aspetto o della sua voce, è che lui non si preoccupa di tutte le comuni convenzioni sociali. Lui è molto concentrato sul suo lavoro. Magari non sorride quando te l’aspetti, oppure non usa le frasi fatte proprie del suo mestiere ma, in sua presenza, ti senti ugualmente a tuo agio e allegro. Puoi sentire che c’è qualcosa di speciale e innocente in questo cameriere che ti fa subito provare affetto nei suoi confronti. Jonathan è un ragazzo Down.

Lui ti serve la tua bevanda e il pane. Poi ti chiede cosa vuoi ordinare da mangiare e ti descrive il menu del giorno. Sara, la responsabile di sala, nel frattempo, controlla che tutto vada liscio.

Una volta preso l’ordine si allontanano insieme ed entrano in cucina. Se potessi seguirli, vedresti che c’è una famiglia di colleghi lì ai fornelli.

Angela, la cuoca, è come una mamma. Lei si prende cura di tutti. E’ un capo come nessun’altra. Lei guida Alberto, un cuoco Down, in cucina e gli insegna tutti i trucchi del mestiere. Gli chiede di andare a prendere quello che serve in frigo, di tagliare i limoni. Gli raccomanda di stare attento al coltello e al fuoco. Raccoglie il suo grembiule caduto e gli ricorda di stare dritto con la pancia in dentro per non toccare la fiamma con i vestiti. Ride dolcemente e lo abbraccia quando si lamenta che è stanco.

Quando entrano Sara e Jonathan, danno ad Angela la nuova comanda. Arriva anche Adriano, un altro cameriere Down, ad aiutare a servire gli ordini ai clienti. Tutti e tre portano i piatti ai clienti del tavolo accanto. Sara controlla che tutti i clienti siano contenti. Poi tornano al bar ad accogliere chi entra.

In un momento di tranquillità, Adriano osserva Sara da vicino e si mette esattamente nella sua stessa posizione, come ad imitarla. Se lei si sposta, lui si sposta a sua volta. Lui segue quello che fa Sara, per quasi tutta la sera. Fa il lavoro che Sara gli chiede di fare, e poi aspetta che arrivi la successiva istruzione. Adriano non parla tanto ma, se parla, sorride sempre e, a volte, ride di gusto.

Mentre Sara e Adriano aspettano al bar, Alberto esce dalla cucina, cammina lentamente verso Sara, si ferma silenziosamente e, improvvisamente, fa una faccia buffa. Sara scoppia in una risata e lui la stringe in un abbraccio. Adriano arriva ad aggiungersi in mezzo a loro e, insieme, continuano nelle loro risate e nel loro lungo abbraccio.

Raccontano storie e barzellette che nessun altro capisce. Sono esattamente come una famiglia.

C’è un ambiente d’amore e serenità che non si trova in nessun altro ristorante. E’ un luogo, questo, dove a fare pratica non sono solo i ragazzi Down, ma anche chi lavora con loro, perché può imparare a rallentare il proprio ritmo e a ridere di più. Tutti imparano come essere seri sul lavoro, ma non troppo. Imparano come prendersi cura della loro famiglia del Ristoro e imparano i valori più importante nella vita—amore, amicizia, famiglia. Imparano quello che Angela mi ha detto la prima volta che sono stata lì a scattare delle foto: “La gente pensa che io sia un’eroina a lavorare qui. Ma non si rendono conto che sono io la fortunata. Io vengo qui a lavorare con la mia famiglia.”

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